L’ISOLA CHE NON C’È: progetto architettonico e scena artistica

L’”isola che non c’è”: Il progetto Architettonico e la Scena artistica

Il progetto architettonico dello spazio Recherche curato da Antonio Pizzola, architetto, si informa al concept di Vittoria Faro, regista e direttrice artistica, nell’idea a lungo coltivata insieme di un’ ”isola che non c’è”, prendendo a modello il sodalizio artistico fra il regista Giorgio Strehler e l’architetto Luciano Damiano per il Teatro dei Documenti a Testaccio negli anni 70.

Uno “spazio vuoto”, in tutte le varianti di bianco, diafano, sospeso tanto da sembrare irreale o almeno sognante, ma nel contempo evocativo, capace di esprimere una sua sacralità, la stessa che l’Arte nelle sue molteplici espressioni sembra aver smarrito da tempo.

Un ambiente che vuole suggerire invece che limitare chi in esso dovrà ricercare ed esprimersi.

Nello spazio si contrappongono volumi pieni e scheletri metallici che creano visuali variabili ad inquadrare elementi isolati come punti di fuga nello spazio: installazioni immaginate da Vittoria come presenze evanescenti, rami rinsecchiti, memorie del luogo e pezzi di corpi in metamorfosi incastrati nelle pareti e dal soffitto. 

Recherche cala nella periferia romana di Torpignattara che appartenne a Pasolini, densa di segni, passaggi e presenze, convivenze e tensioni, come un corpo volutamente alieno e insieme così radicato sul territorio. In questo atteggiamento c’è un intento ambizioso, innescare una riqualificazione del tessuto urbano e sociale periferico agendo sulle reazioni degli abitanti ad un dono non calato dall’alto con un’operazione demagogica o intellettualistica, ma come un pezzo di città reale che diventi punto di aggregazione e di riconoscimento.

Nei sogni di Antonio e Vittoria un’operazione che può diventare un modello concreto esportabile sui territori più distanti dal centro, per riacquistare un’identità in cui riconoscerci ed avere accesso ai servizi culturali, quale istanze condivise e aggreganti.

Ma l’operazione sul territorio è per gli intenti artistici di Recherche una sfida che va in un’altra direzione: scendere fra la gente, recepirne le istanze e le tradizioni popolari più autentiche, per farsi punto di accumulazione attorno a cui riunire energie, culture diverse ed occasioni di espressione.

E’ un modo nuovo di ascolto profondo dell’animo autenticamente popolare della metropoli e dei suoi luoghi, privati dei presidi istituzionali più elementari, per farne materia artistica e rinsaldare la relazione fra la scena artistica e il suo pubblico.

Un innesto di sacralità nell’ex borgata pasoliniana divenuta casbah multiculturale per ambire a creare un ponte virtuoso fra il microambiente locale e il panorama internazionale delle voci creative più all’avanguardia: che l’Arte possa tornare a comunicare emozioni.

Per questo Recherche vuol essere l’isola che non c’è, la sede della Piramide Capovolta, simbolo di Recherche, in cui si concentra l’approfondimento cognitivo del Pensiero e da cui si diparte l’energia creativa alla città e al mondo.