CORPUS

Il Teatro è un viaggio introspettivo nell’Io più segreto, in grado di metterci davanti le nostre paure, ad affondare alle radici i nostri pregiudizi per restituire qualcosa di autentico. 

Ma la Scuola di Teatro che ricerco non si limita a una semplice “visione”, si allarga all’urgenza di formare risorse e talenti, nell’intento di trovare l’unicità di ciascuno, fornendo a ciascuno strumenti all’inseguimento del sogno.

L’obiettivo non è il successo, ma disciplinarsi alla vita di artista. 

Che comporta un rigoroso processo di crescita, a volte doloroso ma al contempo emozionante, in cui le sconfitte diventano esperienza ed, esperendosi attraverso corpo, voce, parola, si fanno atto poetico. 

Può apparire sconsolante ammettere che non vi è traguardo da raggiungere ma solo una lenta, continua  scoperta della propria espressività artistica, che nel tempo deciderà di indirizzarsi verso i desideri più inespressi. 

Ho scelto per la scuola di Recherche un approccio non canonico, qui si fa tutto. 

La mattina si comincia con la pulizia del sacro spazio scenico, si beve insieme una tazza di the caldo per poi dedicarsi al lavoro, su immagini, suoni, ritmo, prospettive, tutti i fondamenti della disciplina che diventano un unico Corpo.


CORPUS  quindi come insieme delle discipline, come la classe che si verrà a formare e infine come organismo che vive, pulsa, muore e rinasce.


CORPUS è la scuola per chi sente l’esigenza di esprimersi, poco importa se danzatore, attore, pittore o musico, a Recherche si condivide un progetto comune che si fonda sulla commistione di linguaggi e di generi per giungere ad un unico atto creativo. 

Non ci sono maestri, qui il lavoro è di scambio e trasmissione di esperienze: il mio nome non è sui cartelloni ma ho sete di conoscenza, questo si, e sono pronta a offrire tutta la mia passione e le mie forze per la sopravvivenza della sacralità del Teatro.

CORPUS abbraccia una nuova filosofia, in cui il piacere e la voglia di esplorare prescindono dalla “corrente” più di tendenza e dalla telecronaca del reale, troppo umiliato ad un presente dagli orizzonti limitati e senza sogni. 

Forse abbiamo solo bisogno di alzare l’orizzonte e tornare a con-muoverci, emozionarci della presenza dell’altro che si può sentire e toccare, immedesimarci senza filtri nella scena di cui facciamo parte e stupircene nel raccontarla, perfino nel mitizzarla: non abbiamo mai smesso, in fondo, di essere bambini.

Vittoria Faro